Il tema delle terapie ormonali sostitutive in menopausa e ormai da decenni piuttosto dibattuto. Tutte le donne che affrontano questa delicata fase della vita vorrebbero saperne di più, soprattutto in merito ai rischi di sviluppare alcune forme tumorali o altre malattie.
Si tratta di una terapia estro/progestinica che colma il deficit degli stessi derivante dalla naturale sospensione dell’attività endocrina ovarica, che coincide con l’ingresso in menopausa.
Si ricorre a questa terapia per ripristinare l’equilibrio ormonale e quindi per “sospendere” i sintomi della menopausa stessa (es. vampate di calore, sudorazioni, secchezza vaginale, ansia, depressione, irritabilità, e per proteggere la donna dal rischio di osteoporosi.
È indicata per le donne che vanno in menopausa ad un’età inferiore ai 45 anni, in quanto la carenza ormonale può contribuire all’insorgere dell’osteoporosi. Nelle donne in cui la menopausa arriva in modo naturale, cioè dai 48 anni in su, la terapia sostitutiva è consigliata solo nei casi in cui i sintomi della menopausa interferiscano negativamente sul benessere della donna. Sfatato il rischio di sviluppare forme tumorali alla mammella se non dopo 5 anni di terapia. Dalle ultime ricerche è stato confermato che la terapia sostitutiva contribuisce a prevenire il rischio di malattie cardiovascolari e l’osteoporosi.
Dott.ssa Patrizia Masotti, Spec. in Ostetricia e Ginecologia.







