Ha aperto al pubblico l’8 dicembre nella Chiesa di Santa Maria della Vita (via Clavature 8/10) la mostra “Il Presepio di Wolfango”, curata dalla figlia Alighiera Peretti Poggi e realizzata grazie alla collaborazione di Genus Bononiae, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Rekeep, con il patrocinio del Comune di Bologna e della Chiesa di Bologna.
Fino al 16 gennaio sarà possibile visitare quello che si può definire a tutti gli effetti un “presepio vivente”. L’opera è infatti composta di 200 statuine in terracotta che Wolfango realizzò a partire dal 1964, anno di nascita della figlia, e ha continuato a crescere di anno in anno.
Wolfango volle infatti dedicare la magia che lui stesso aveva vissuto durante l’infanzia ai figli Alighiera e Davide, con un’opera che fosse un tenero omaggio alla tradizione e alla ritualità del Natale e al tempo stesso la traccia di una memoria, di un “filo rosso” in grado di legare tra loro tutte le cose.
Da “agnostico cui piace il Presepio”, come amava definirsi, Wolfango continuò ad arricchire la sua creazione per 50 anni, accostando all’iconografia religiosa classica – dai Magi ai pastori, dalla stella cometa al bue e all’asinello – luoghi, simboli, oggetti, personaggi che intrecciano la Storia con la S maiuscola alla dimensione intima e familiare del Larario di Wolfango, tra tavole, focolari e l’immancabile sagoma di San Luca che si staglia nella neve. E c’è anche San Francesco, umilmente sdraiato a baciare la terra, autore del primo presepio, nel 1223, cui Wolfango disse di essersi ispirato in quanto ne aveva “messo in pratica il dettato, poiché Francesco voleva tutti a partecipare alla Festa”, in una sorta di manifesto tridimensionale all’inclusione, all’accoglienza e alla bellezza della diversità.
Se la chiesa ospita il grande Presepio, al piano superiore del complesso monumentale di Santa Maria della Vita i visitatori potranno ammirare gli schizzi e i disegni preparatori delle statuine.







