Lingua Madre, dell’artista Lola Arias
Cosa significa la parola madre? È necessario essere donna per essere madre? È necessario essere madre per essere donna? Essere madre è una decisione? Di chi?
In un momento in cui il futuro è al centro del dibattito pubblico, lo spettacolo Lingua Madre porta in scena una riflessione sulla maternità non intesa come una questione biografica, singolare, privata ma come un campo di lotta, sociale e politica, perché riguarda i diritti di tutte e tutti.
Per realizzare Lingua Madre a Bologna ci sono voluti due anni di ricerca dedicate alla raccolta di testimonianze, leggi del passato e del presente, statistiche demografiche, fonti orali. In scena non ci sono personaggi ma otto abitanti di Bologna – diversi per provenienze, età, professione, condizioni di vita – che hanno compiuto un lungo processo di creazione artistica sul palco dell’Arena del Sole. Raccontano il proprio vissuto legato alla maternità, componendo un affresco intensamente emotivo che oscilla tra il documento e il canto, tra i fatti realmente accaduti e un certo grado di narrazione finzionale: è l’idea incarnata del teatro “come luogo della vita, dove i confini tra realtà e finzione si intrecciano e sovrappongono” – afferma Lola Arias.
Il palcoscenico diventa un luogo per definire strategie, discutere posizioni, scrivere manifesti o distruggerli: potrebbe essere la sala d’aspetto di una clinica del futuro, un’assemblea, un rituale sciamanico o semplicemente lo spazio consacrato a un incontro sociale. Un’interrogazione radicale, inoltre, sulla maternità nella società contemporanea; un modo per misurarsi con nuovi paradigmi, attraverso lo scambio di esperienze dirette, connesse alla materialità della vita.
Lingua Madre
Lingua Madre è un’enciclopedia sulla riproduzione nel XXI secolo, scritta a partire dalle storie di madri migranti, madri transessuali, madri che hanno fatto ricorso alla fecondazione assistita, madri lesbiche, padri gay; madri adolescenti, donne che abortiscono e anche madri che hanno adottato; donne che non vogliono avere figli e molte altre persone che si chiedono come reinventare la parola madre. Il tutto, inoltre, in uno spazio ibrido tra la biblioteca e il gabinetto delle meraviglie; in cui si condividono documenti, filmati e musica, i performer ricostruiscono il passato e discutono il futuro.”
Lola Arias
Lola Arias (Argentina, 1976) è scrittrice e regista teatrale e cinematografica. Artista poliedrica la cui opera coinvolge persone di diversa estrazione e provenienza (veterani di guerra, ex comunisti, bambini migranti ecc.) in progetti teatrali, cinematografici, letterari, musicali e di arti visive, Arias gioca sulla sovrapposizione di realtà e finzione.
Oltre ad aver ricevuto prestigiosi riconoscimenti, i suoi lavori sono ospitati in numerosi festival internazionali tra i quali il Lift Festival di Londra; Under the Radar di New York; il Festival di Avignone, il Theater Spektakel a Zurigo; il Wiener Festwochen, il Festival Theaterformen di Brunswick/Hannover, Spielart Festival di Monaco, Berlinale e presso alcuni dei più importanti teatri del mondo tra cui Théâtre de la Ville di Parigi; REDCAT di Los Angeles; Walker Art Centre a Minneapolis; Parque de a Memoria di Buenos Aires; Museum of Contemporary Art di Chicago e il Royal Court Theatre di Londra. L’ultima sua produzione dal titolo I am not dead ha debuttato al Festival Theaterformen 2021 di Hannover.
https://lolaarias.com/
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Fonte: Emilia Romagna Teatro







