Tartufo: Cerca e cavatura del tartufo in Italia nella lista UNESCO del Patrimonio culturale
La ‘Cerca e della cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali’ è ufficialmente iscritta nella lista UNESCO del Patrimonio culturale immateriale. La decisione è stata comunicata pochi minuti fa a seguito del pronunciamento del Comitato intergovernativo UNESCO.
Un riconoscimento prezioso
“L’iscrizione della ‘Cerca e della cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali’ nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO rappresenta un riconoscimento prezioso che ci riempie di orgoglio e dà valore a tutta la comunità”. Così ha commentato Federica Govoni, Assessora alla valorizzazione del territorio del Comune di Valsamoggia di cui fa parte il Municipio di Savigno. “Intorno a questo straordinario frutto della terra, negli anni, si è costruito e rafforzato un sodalizio tra enti, associazioni, tartufai e operatori economici. Ciascuno con le proprie competenze e la propria passione, hanno saputo preservare, tramandare e innovare tradizioni secolari profondamente legate a questo territorio. Vedere tutto ciò iscritto in questa prestigiosa lista rappresenta per tutti noi una spinta ulteriore a fare ancora di più e ancora meglio per salvaguardare questo patrimonio”.
“Il lavoro svolto per ottenere questo risultato viene da lontano” – aggiunge il Sindaco Daniele Ruscigno. “Per questo voglio ringraziare per la costanza e l’impegno anche le amministrazioni passate di Savigno. Da alcuni decenni, con lungimiranza, fanno parte dell’Associazione Nazionale Città del Tartufo, tra gli enti promotori della candidatura”.
La tradizione
La ‘Cerca e cavatura del Tartufo in Italia’ rappresenta un patrimonio culturale immateriale di conoscenze e pratiche tramandate oralmente per secoli che caratterizzano la vita rurale dei tartufai nei territori tartufigeni italiani. Un patrimonio di conoscenze vaste; incentrate sulla profonda conoscenza dell’ambiente naturale e dell’ecosistema. Una conoscenza che enfatizza il rapporto tra uomo e animale. Riunisce le competenze del tartufaio e quelle del cane con la sua capacità olfattiva, di cui l’uomo è abile addestratore e con il quale crea un rapporto simbiotico.
Una tradizione antica che racconta di una pratica che accomuna l’Italia dal Nord al Sud declinata secondo l’identità culturale locale. Il percorso che ha accompagnato la candidatura ha consentito di acquisire consapevolezza di essere comunità. Di portare avanti anche un lavoro di catalogazione per documentare una lunga tradizione praticata e tramandata in gran parte del Paese.
La candidatura
La candidatura di carattere nazionale – promossa dall’Associazione Nazionale Città del Tartufo di cui anche Savigno (Valsamoggia) fa parte – è stata istruita grazie al coordinamento tecnico-scientifico istituzionale del Servizio II- Ufficio UNESCO del Segretariato Generale del Ministero della Cultura (MiC).
Il percorso, iniziato nel 2013, è stato inoltre seguito e implementato dalla partecipazione diretta e costante della vasta comunità che si identifica nell’elemento; una rete interregionale nazionale composta dall’Associazione nazionale Città del tartufo (Anct); soggetti riuniti in gruppi associati nella Federazione nazionale associazioni tartufai italiana (Fnati), da altre libere Associazioni e da singoli Tartufai.
Al link di seguito il film documentario che racconta e testimonia come la cerca e cavatura del tartufo siano pratiche radicate in Italia da secoli; con le specificità che contraddistinguono i diversi territori. Un lavoro che documenta attraverso immagini e testimonianze questa antica tradizione: https://www.facebook.com/cittadeltartufo/videos/431156224604493
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Fonte: Città Metropolitana Bologna







